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Sviluppo Italia
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Sviluppo Italia - La morte di una illusione di Roberto Napoletano
Potremmo dire che avevamo visto giusto, rna peccheremmo di immodestia. Lo spettacolo offerto in questi mesi di Sviluppo Italia e' riuscito a superare ogni pessimistica previsione. C'era il rischio che si costruisse un nuovo carrozzone di Stato, ma si e 'saputo fare di meglio; si e' allestita la vetrina dell'inconcludenza sotto un titolo suggestivo le nuove frontiere dello sviluppo. Ogni giorno un'dea. Sempre nuova, originale. I call center, gli alberghi di Golfo degli Angeli, le biotecnologie sogno dei fondi americani. L'unico fatto: un caffe' Palazzo Chigi con 40 giapponesi che ha fruttato un piattino vuoto di yen, pari a zero lire di investimenti. I negozi in via Veneto, a Roma, per esporre e vendere il prodotto Mezzogiorno ci sono stati risparmiati. Adesso, dopo dieci mesi passati a disegnare scenari improbabili e ad annunciare semplificazioni complicatissime, si e' pensato di azzerare tutto e ricominciare daccapo. Si era detto che Sviluppo Italia sarebbe stata una holding leggera e che le due partecipate, Progetto Italia e Investire Italia, affidate a Carlo Borgomeo e Dario Cossutta, avrebbero dovuto guidare il processo di sfoltimento della giungla di societa' sopravvissute alla liquidazione dell' ex Agensud, I'ente pubblico nato sulle ceneri della disciolta Cassa per il Mezzogiorno. Ci sono voluti mesi e mesi per costruire questo nuovo assetto, dosare nomine, risolvere dispute giuridiche sulla titolarita' delle azioni e sui trasferimenti di personale. Tutto azzerato comunque abbiamo sbagliato. Addio holding leggera, ora propone di riportare le partecipate direttamente sotto Sviluppo Italia: la nuova parola d'ordine do quella di una societa' unica con due divisioni. Come riferisce all'interno Mariano D'Antonio, Vicepresidente in carica di Sviluppo Italia, se c'era del metodo nella follia di Amleto, qui ce' solo un metodo folle. Pasquale Saraceno, padre nobile del meridionalismo induista della Svimez, diceva che quando per il Sud non si sa che fare, si crea una societa' absp; finanziaria. In questo caso, per ribadire l'attualita' dell'ammonimento, non servono i giudizi tranchant bel sindacato sui disegni aghi e generici e sulle crisi di missione Ne' appare necessario ricordare lo spettacolo, davvero poco edificante, di sovrapposizioni e dualismi con gli uomini del Tesoro, sul versante delicatissimo della contrattazione programmata, dove proprio non si avvertiva l'esigenza di nuovi coordinamenti, incroci di competenze e verifiche tecniche . Uno spettacolo, paventato e puntualmente verificatosi, che ha trasferito a molti osservatori al di la' del merito la sgradevole sensazione di essere riusciti nella mirabile impresa di fare rivivere, sotto bandiere ovviamente differenti, quel conflitto tra Agenzia e Dipartimento che condanno' alla paralisi la gia' fallimentare azione dell'intervento straordinario negli anni 80. A questo punto, prima che lo stato confusionale avanzi, bene che si ridia al Tesoro la titolarita' di questi prezzi impazziti di macchina pubblica, si tolga di mezzo la nefasta invenzione e si avvii un coraggioso processo di liquidazione. In modo da tutelare e valorizzare quel poco di buono che ce', ed evitare che le metastasi dell'inconcludenza continuino a riprodursi. Per tornare ad attirare capitali, il Mezzogiorno di tutto ha bisogno meno di questo teatrino
da: IL SOLE-24 ORE
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